COVID-19 E SCUOLA: PREVENZIONE, SINTOMI E TAMPONE

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Ne parliamo con la dottoressa Ilaria Saredi, Specialista in Medicina di Famiglia a Dubai

La scuola riparte in sicurezza dopo mesi di stop forzato a causa della pandemia da Covid-19 contrassegnato da un periodo di didattica a distanza come misura di contenimento anti-Covid. Questo ha determinato una serie di disturbi e tra quelli più frequenti: l’aumento dell’irritabilità, disturbi del sonno e disturbi d’ansia, evidenziati da un’indagine sull’impatto psicologico e comportamentale del lockdown nei bambini e negli adolescenti in Italia, condotta dall’ospedale pediatrico Gaslini di Genova.

Il rientro a scuola rappresenta un ritorno ad una quasi normalità dopo tanti mesi di difficoltà e restrizioni. Sarà un quotidiano diverso rispetto al solito, ma permetterà ai bambini e ragazzi di relazionarsi tra di loro di persona con tutte le sfumature che questo comporta, con benefici anche sul loro umore e psiche. Non bisogna però dimenticare che viviamo un momento di difficoltà sanitaria che persiste, per cui sarà necessario insegnare ai nostri figli le precauzioni importanti per un rientro a scuola sicuro”. Le parole della dottoressa Ilaria Saredi, Specialista in Medicina di Famiglia a Dubai, con la quale abbiamo fatto il punto su come riconoscere i sintomi dell’infezione da SARS-CoV-2 e distinguerli da altre infezioni virali, sul tampone naso-faringeo e come eseguirlo in modo corretto ai bambini.

dott.ssa Ilaria Saredi

Quali sono le misure di prevenzione per evitare il rischio contagio nelle scuole?

“Innanzitutto rispettare il distanziamento sociale (idealmente di 2 metri), e laddove questo non sia possibile, delle barriere di protezione dovranno proteggere gli alunni da possibili goccioline cariche di virus. Le mascherine mantengono la loro importanza nella prevenzione e contenimento del virus e dovrebbero essere indossate e gettate adeguatamente varie volte al giorno. Per coloro che intendono indossare una mascherina di cotone, consiglio di averne una di ricambio per la seconda parte della giornata e di lavarle in lavatrice ad almeno 60 gradi centigradi. Consiglio anche di non utilizzare prodotti ammorbidenti per la loro potenzialità allergenica. Importante inoltre, munire i ragazzi di gel igienizzante e salviette disinfettanti per potersi proteggere in ogni momento, e ricordare l’importanza del lavaggio delle mani prima dei pasti e dopo aver toccato superfici comuni. Tra le misure di prevenzione anche quella di misurare ogni giorno la temperatura corporea per verificare se il bambino, spesso asintomatico, ha la febbre. Per febbre si intende una temperatura corporea uguale o superiore a 37.5°C”.

È quindi molto importante rispettare tutte le misure di prevenzione per contrastare la diffusione del virus SARS-CoV-2. Fin dall’inizio della pandemia i genitori e gli operatori sanitari si sono preoccupati di quanto i bambini sarebbero stati colpiti dall’infezione. Per quanto riguarda il contagio, secondo risultati di una ricerca pubblicata su Nature Medicine che ha sviluppato modelli di trasmissione della malattia Covid-19 sulla base di dati provenienti da 6 paesi, inclusa l’Italia, è emerso che i bambini e giovani sotto i 20 anni, oltre ad essere molto spesso asintomatici, hanno, una suscettibilità all’infezione pari a circa la metà rispetto a chi ha più di 20 anni.

Quali sono i sintomi principali di Covid-19 nei bambini ai quali prestare attenzione e non confonderli con quelli delle altre infezioni virali?

“I sintomi della malattia Covid-19 causata dal coronavirus Sars-CoV-2, sono purtroppo molto poco specifici e a volte in comune con altri affezioni respiratorie virali comuni del periodo autunnale ed invernale. Nei bambini possono variare: dalla febbre alla tosse, da un malessere e stanchezza generale, mal di gola, naso che cola, mal di testa, tosse, diarrea o vomito, eruzioni cutanee, dolori muscolari, perdita del gusto e dell’olfatto, dolore addominale. Sono stati descritti alcuni casi di sindrome infiammatoria multi-sistemica nei bambini dopo infezione da coronavirus Sars-CoV-2, ma questi rimangono rari. La sindrome può essere pericolosa per via dell’importante infiammazione dei vasi sanguigni con possibili danni al cuore. In questo caso i segnali da non sottovalutare possono essere una stanchezza eccessiva ed inusuale per il bambino associati a rash cutaneo, dolore addominale, vomito e/o diarrea, labbra rosse e screpolate, occhi rossi, gonfiori alle mani e/o piedi. I bambini che presentano questi sintomi dovrebbero essere valutati da un medico urgentemente”.

Cosa fare in presenza di un sintomo senza febbre?

“L’assenza di febbre in caso di presenza di sintomi influenzali non può escludere il rischio di aver contratto il virus, ma riduce la probabilità che si tratti di Covid-19. Tuttavia non possiamo esserne certi perché abbiamo visto una moltitudine di presentazioni cliniche ed il tampone rimane l’unico esame che permette di distinguere l’infezione da coronavirus SARS-CoV-2. Sarebbe interessante – come medico – poter testare tutti i nostri pazienti per poter vedere l’ampio spettro di presentazione clinica della malattia ed affinare le nostre doti clinico-diagnostiche, ma questo non è al momento possibile per più motivi.

La certezza della diagnosi è il tampone. Non si rischia di eseguirlo ogni volta che si presenta un sintomo influenzale con la conseguenza di tenere per troppo tempo il bambino a casa?

“La soluzione migliore é quella di tenere a casa il bambino all’apparizione del primo sintomo, come il naso chiuso o che cola, per limitare il contagio di virus influenzali in classe. Qualora i sintomi fossero autolimitanti e non se ne aggiungessero di altri, il bambino potrebbe tornare a scuola una volta le condizioni cliniche completamente risolte. Cosi facendo si limita molto il contagio di tutti i virus e batteri che possono causare malattie con sintomi simili al COVID. Se invece un bambino dovesse presentare una sintomatologia multipla, sarebbe bene eseguire un test COVID per accertarsi della negatività prima di reintegrare la comunità scolastica. Una volta accertato che non si tratti di Covid-19, la maggior parte dei bambini avrà solo bisogno di un trattamento puramente sintomatico: si potrà gestire la febbre con Paracetamolo, aumentare l’idratazione, utilizzare il miele per la tosse (nei bambini oltre i 18 mesi) assicurarsi di un apporto adeguato di vitamina C e che i bambini riposino adeguatamente,”.

Che cos’è il tampone naso-faringeo e come viene fatto l’esame?

“In generale, il tampone naso-faringeo è una procedura semplice, spesso eseguita nei bambini anche in era pre-Covid per testare rapidamente per l’influenza nello studio medico. Si preleva tramite un piccolo bastoncino con la punta di cotone una piccola quantità di secrezioni nasofaringee- il tutto dura circa 3 secondi- e permette di rilevare la presenza di virus nelle alte vie aeree a partire dal primo giorno dei sintomi”.

Quando deve essere eseguito il tampone naso-faringeo per il coronavirus SARS-CoV-2?

“Quando si è entrati in contatto con persone positive al virus oppure in caso di sintomi tipici. Se il bambino presenta un sintomo tipico dovrebbe rimanere a casa da scuola, chiamare il proprio medico per esporre la situazione e discutere dell’opportunità o meno di eseguire il tampone”.

In che modo preparare il bambino al tampone?

“Si sa che non è semplice gestire un bambino che deve sottoporsi ad esami di questo tipo, ma è importante prepararlo per eseguire il prelievo correttamente. Rassicurarlo e fargli capire che deve sottoporsi all’esame per aiutarlo a guarire. Il genitore dovrebbe avvertire il bambino prima dell’esame per non prenderlo di sorpresa e incutergli timore della procedura e dei medici”.

In caso di positività al virus SARS-CoV-2, cosa fare?

“La terapia del COVID-19 non si differenzia della terapia di supporto delle sindromi influenzali nei soggetti poco sintomatici. Sarà soprattutto necessario eseguire il tampone a tutta la famiglia ed implementare la quarantena per tutti i membri della famiglia per 14 giorni. Consigliamo comunque di rivolgersi al proprio medico di fiducia che valuterà ogni singolo caso e potrà consigliarvi in base alle nuove evidenze scientifiche in costante aggiornamento”. 

Con la riapertura di istituti scolastici di ogni ordine e grado compresi gli asilo nido, ci sono fattori importanti da considerare per la tutela della salute dei piccoli e degli operatori scolastici ai tempi della convivenza con il coronavirus SARS-CoV-2.

Dottoressa, in conclusione: quali sono i suoi consigli per le famiglie? 

“Spiegate ai vostri figli quali precauzioni prendere a scuola ed il perché, insegnateli ad utilizzare le mascherine correttamente ed a non toccare la parte esterna una volta utilizzata. Miglioriamo le nostre abitudini igieniche in generale durante questa pandemia ed aiutiamo i nostri figli a viverla in maniera serena guidandoli e non impaurendoli davanti alla vita quotidiana. Privilegiamo la vita all’aperto rispetto ai luoghi chiusi, il movimento e l’aria fresca sono necessari per dei bambini sani e felici”.

Di seguito le precauzioni igieniche e il tema sull’obbligo di indossare le mascherine diffuse dal Ministero della Salute.

  • Precauzioni igieniche -Tutti i bambini vanno incoraggiati al rispetto delle norme di igiene e prevenzione delle infezioni, come non portare le mani in bocca, non stropicciarsi gli occhi e lavare frequentemente e accuratamente le mani con acqua e sapone o disinfettante per le mani a base di alcool. 
  • Mascherine -Non sono obbligatorie per i bambini al di sotto dei 6 anni e per i bambini con forme di disabilità non compatibili con l’uso continuativo della mascherina e i soggetti che interagiscono con loro. Sono molte le fake news che girano in materia. La Società italiana di Pediatria (Sip) in un video divulgativo ha smentito una serie di notizie falseche circolano sui social media, precisando che “i bambini sani che indossano la mascherina chirurgica per più ore al giorno non rischiano la carenza di ossigeno né la morte per ipossia”, “la mascherina previene il diffondersi delle infezioni e va portata dai bambini per evitare la trasmissione del coronavirus tra asintomatici”. Inoltre, non ci sono evidenze che documentino un legame tra uso della mascherina e un’alterazione della flora batterica o disbiosi intestinale. 

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