DENTRO E FUORI LA QUARANTENA TRA PAURA E DESIDERIO: LA PANDEMIA CHE CI HA CAMBIATI

0

A cura di

Dott.ssa Sabrina Suma (Clinical Psychologist- Human Relations Institute and Clinics- Dubai)

Dr.sa Sabrina Suma

La fine della quarantena tanto sospirata e desiderata, sembra essere arrivata. Eppure non tutti stanno vivendo questo momento con eccitazione o con serenità.

Le paure e le ambiguità che hanno caratterizzato la fase più acuta del “lockdown”, continuano ad abitare dentro di noi, tanto che molte persone stanno vivendo questo momento in maniera confusa e problematica.

Davanti alla possibilità di tornare nuovamente a vivere nel mondo esterno, molte persone si sono ritrovate a provare sentimenti di paura e di ansia all’idea di abbandonare la dimensione casalinga e rassicurante alla quale la quarantena ci aveva obbligato.

La pandemia ha sconvolto il modo di lavorare, di fare scuola, di incontrare gli altri, di vivere in generale; ci ha costretto a fermarci e a rallentare, destabilizzando in maniera repentina vissuti, routine ed equilibri più o meno consolidati.

Davanti a messaggi confusi e preoccupanti, ci siamo ritirati, per qualche ragione abbiamo pensato che l’unico posto sicuro poteva essere la nostra casa e che saremmo usciti solo nel momento in cui tutto tornava normale o perlomeno il rischio di contagio era scemato.

Per cui allo stato di disorientamento iniziale, fatto di paura e senso di incredulità, ne è seguito uno più adattivo, in cui abbiamo cercato di trasformare quella che sembrava a tutti gli effetti uno stato di reclusione, in una nuova quotidianità.

Durante la quarantena le persone sono state obbligate a casa, le famiglie si sono ritrovate ad avere tanto tempo a disposizione, i genitori hanno dovuto supportare i figli nella gestione delle piattaforme e-learning e chi non era impegnato in lavori di “prima linea”, ha scoperto la possibilità di lavorare da casa, il tempo trascorso dentro, ha costretto così un po’ tutti a fare i conti non solo con la  paura e l’ansia, ma anche con le buone e le cattive abitudini.

Ecco che allora, se si è avuta la fortuna di non subire un trauma nel trauma, come in quelle persone che in questa circostanza hanno purtroppo perso affetti cari e situazioni lavorative e per le quali toccherebbe quindi fare un discorso a parte; la quarantena è diventata un’occasione di crescita personale ed esplorazione protetta, nella quale non si sta poi così male.

Naturalmente non tutti hanno sperimentato questo lato positivo del lockdown, c’è chi si è ritrovato a gestire difficoltà di tipo economico oppure chi ha avuto problemi ad integrare impegni lavorativi oppure situazioni conflittuali in famiglia e, ancora, c’è  chi ha sofferto la mancanza di spazio reale e personale, ma c’è anche chi in questi mesi è riuscito a costruire una vera e propria “comfort zone” dove legge, sperimenta, cucina, fa formazione, incontra, si prende cura di sé e dalla quale adesso fa fatica ad uscire.

Del resto, finché non sarà trovata una cura in grado di sconfiggere il coronavirus, l’uscita dalla quarantena sarà regolata da norme che tutto fanno pensare tranne che alla “normalità”: se da un lato, infatti, possiamo godere e riconquistare parte della nostra libertà, dall’altra dobbiamo praticare il distanziamento sociale e per evitare il contagio, dobbiamo indossare una mascherina, utilizzare disinfettanti e convivere con un senso di iper-vigilanza che poco ha a che fare con l’umano e la spontaneità.

Ecco che allora alla paura iniziale si sono aggiunte emozioni invalidanti che non ci fanno venir voglia di ricominciare e che ci fanno preferire la “reclusione”alla possibilità di rientrare in un mondo che oltre a spaventarci non ci piace più.

Cosa fare allora per uscire da questo stato di disorientamento dove non si ha più voglia di uscire, dove sentimenti come ansia, paura e depressione convivono contemporaneamente in un tempo sospeso? Come fare ad uscirne senza rimanere intrappolati in scelte di pericoloso ritiro sociale e sensoriale? Come si fa a superare una quarantena che è diventata ormai una dimensione rassicurante?

Secondo Van der Kolk e Miriam Taylor, che hanno dedicato gran parte della loro vita alla cura del trauma e delle esperienze traumatiche, di cui paura ed isolamento sono aspetti fondanti, la risposta sta nella “consapevolezza emotiva”. Se per fuggire infatti da emozioni e vissuti spiacevoli ed invalidanti, ci rifugiamo in un mondo senza tempo, dove ci sentiamo “a casa” solo se restiamo  soli col nostro piccolo grande mondo, rischiamo di scambiare il benessere, con uno stato di trance o dissociazione sensoriale.

 Per prima cosa non bisogna nascondersi dietro false sicurezze, è importante lasciarsi il permesso di sentirsi fragili e vulnerabili, il modo migliore per liberarsi dalla paura e dall’ansia è quello di accettare che stiamo vivendo un momento difficile e la paura e la rabbia, così come la depressione, sono risposte “fisiologicamente” normali in una situazione del genere; una volta superata la fase depressiva, sarà il momento di reagire in maniera costruttiva.

E’importante parlare con le persone che ci stanno attorno o di cui ci fidiamo, la condivisione ci mette in relazione con l’altro e attiva risorse che non credevamo di possedere.

Bisogna imparare a guardarsi dentro, a riconoscersi “consapevolmente impauriti”, accettare la propria paura, infatti, aiuta a comprenderne le cause, lo sa bene chi pratica lo Yoga o la mindfulness.

Anche la cura del corpo è importante in questo momento, non uscire e restare comodi , non vuol dire lasciarsi andare, il corpo ha accusato un duro colpo e necessita di essere curato, riattivato e coccolato.

Così quando ci sentiamo sopraffatti e confusi, dobbiamo fermarci a respirare profondamente, cercare di capire cosa stiamo provando, se necessario metterlo nero su bianco e se il senso di sopraffazione continua ad opprimerci non esitiamo a chiedere l’aiuto di un esperto o proviamo a parlarne con un familiare od un amico, ma non restiamo soli.

Fermarsi un attimo per cercare di capire cosa stiamo provando, per esempio, ci può aiutare a metterci in contatto con i nostri reali bisogni, così anziché intrattenerci troppo con le relazioni digitali o con i numerosissimi corsi e passatempi gratuiti disponibili di questi tempi on line, possiamo selezionare e riscoprire quali sono veramente i nostri desideri, quali sono gli hobby e i corsi che vogliamo davvero fare, che ci fanno felici, le cose che ci fanno stare bene e, ancora, le persone che ci fanno sentire capite, accolte e riconosciute.

Non è più tempo per il superfluo, è tempo per la qualità e “l’essenziale”, anche nelle relazioni; perché sono queste le cose che ci possono salvare. E’ importante non lasciarsi andare, prendersi cura di sé e imparare a riprendere gradualmente i contatti sociali, naturalmente con le dovute accortezze; dietro le mascherine ci sono occhi che possono sorridere e persone che come noi stanno vivendo un momento difficile, non scappiamo frettolosi, proviamo ad incrociare gli sguardi dell’altro, dovremo imparare a fidarci di nuovo.

La risposta a questi tempi difficili sta nella bellezza e nella resilienza, ovvero nella nostra capacità di far fronte ad eventi traumatici e questo, oltre a dipendere dalle strategie di coping utilizzate è strettamente correlato alla qualità delle relazioni intessute, per questo è importante non isolarsi completamente, ma imparare a fidarsi nuovamente dell’altro.

Non trascuriamo il corpo, facciamo cose con le mani, impastiamo, scriviamo, disegniamo, accarezziamo, scegliamo con cura le cose che vogliamo fare e condividiamole con le persone che amiamo o che ci piacciono e ci fanno stare bene, non pretendiamo troppo da noi stessi e impariamo a ripeterci “mantra” più realistici, viviamo in un tempo sospeso e surreale, ma tutto questo finirà e torneremo ad abbracciarci di nuovo!

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here