Si’ alla passione per i tatuaggi ma…occhio alla salute

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Immortalare momenti particolari della propria vita sulla pelle con il tatuaggio è diventata una moda. Lo sanno bene le stars internazionali, tra le più tatuate la cantautrice statunitense Lady Gaga e il collega canadese Justin Bieber – quest’ultimo pare ne abbia 55 –  che non perdono occasione per sfoggiare sui loro corpi tatuaggi in omaggio ad amori, nascite e ricorrenze varie. La tatto-mania non riguarda solo personaggi del mondo dello spettacolo ma è diffusa in tutto il mondo a prescindere da sesso, etnia o cultura. Lo conferma un report clinico sul fenomeno, realizzato dall’American Academy of Pediatrics che ha preso spunto da un sondaggio condotto negli Stati Uniti dall’Harris Poll dal quale è emerso che 3 americani su 10 avrebbero almeno un tatuaggio, e la maggioranza – il 69%dei tatuati – ne avrebbe più di uno. 

In Italia la richiesta dei tatuaggi è aumentata del 60 per cento, secondo l’Istituto superiore di sanità ci sono 7 milioni di tatuati, il 13% della popolazione dai 12 anni in su, tanto che l’Istat ha messo la voce “tatuaggi” nel suo paniere.

Passione sì, ma “occhio” alla salute. Non è sufficiente solo fare attenzione e non sottovalutare le reazioni cutanee immediate post-tatuaggio, ma anche gli effetti collaterali e i rischi reali legati alle micro-iniezioni sottocutanee di inchiostro colorato soprattutto nel medio e lungo termine. 

Oltre ad accertasi che vengano seguite le principali norme igieniche – utilizzo di guanti usa e getta e sterilizzazione degli strumenti  –  è anche molto importante verificare la sicurezza della composizione delle sostanze chimiche degli inchiostri utilizzati. I potenziali pericoli dell’inchiostro del tatuaggio includono contaminazione batterica, allergie e il rischio di effetti tossici. A chiedere di rafforzare la normativa degli inchiostri sui tatuaggi sono stati gli specialisti europei nel corso dell’ultima European Academy of Dermatology and Venereology. Al centro del dibattito la necessità quindi di attivare delle “misure rigorose e metodi analitici appropriati per limitare gli effetti tossici e cancerogeni a lungo termine. Gli inchiostri per tatuaggi dovrebbero soddisfare almeno gli stessi standard di sicurezza di quelli adottati per i prodotti cosmetici”. La Food and Drug Administration ha registrato nel corso degli ultimi anni, come riportato nell’articolo segnalazioni di persone che sviluppano infezioni da inchiostri contaminati, nonché reazioni avverse agli inchiostri stessi.

Per chi sceglie di lasciare un segno indelebile sulla propria pelle la regola n.1 è comunque quella di rivolgersi a dei centri specializzati e altamente qualificati e richiedere informazioni sulla composizione degli inchiostri che devono essere sterili, atossici e utilizzati in contenitori/capsule porta-pigmenti monouso.

Dr. Stefano Veglio

“I problemi infettivologici – ha spiegato il dermatologo Stefano Veglio –  che possono derivare dai tatuaggi sono molteplici: si va da infezioni cutanee nel sito di iniezione, alla trasmissione di agenti virali anche pericolosi in caso di uso di strumenti non adeguatamente sterilizzati. Non bisogna poi dimenticare che esistono reazioni di rifiuto del pigmento inoculato: non si tratta soltanto di allergie (che possono arrivare anche dopo anni dal tatuaggio) ma a volte si riscontrano granulomi che rappresentano una reazione del tessuto cutaneo che cerca di liberarsi di un corpo estraneo che non gli appartiene. Le reazioni di fotosensibilità sono per fortuna rare ma i più recenti rapporti scientifici descrivono con una certa inquietudine gli effetti potenzialmente dannosi sul sistema immunitario da parte di ioni metallici che derivano dai pigmenti impiegati. Tracce dei colorante sono state trovate a distanza anche nei linfonodi, segnale che il corpo non accetta in modo inerte questa introduzione di materiale esogeno. Non siamo però ancora in grado di valutare se esistono reali rischi di cancerogenicità a lungo termine, anche perché i tempi per valutare questa eventuale associazione sono piuttosto lunghi e la complessità chimica degli inchiostri è cambiata nel tempo. Sconsiglierei sicuramente un tatuaggio a pazienti allergici o a persone soggette a formare cicatrici cheloidee”.

Nessuna demonizzazione per i tatuaggi che nella storia hanno cambiato “pelle” passando da segni tribali di appartenenza ad un gruppo sociale a segni, in un certo senso, di abbellimento estetico in epoca moderna grazie ai colori e a forme estrose e creative perfette, dando così unicità alla persona.  Per mettersi al riparo dai rischi per la salute, il consiglio del Dott. Veglio è “sempre quello di richiedere la massima attenzione per le procedure di sterilità, chiedere informazioni sulla certificazione degli inchiostri usati per quanto riguarda le normative vigenti e pertanto rivolgersi solo a professionisti altamente qualificati”. 

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