I tumori della pelle: mappatura e monitoraggio dei nei

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Tutti ne abbiamo almeno uno sul corpo, in alcuni casi sono visibili in altri no, sono di varie dimensioni, solitamente di colore scuro: sono i nei, chiamati anche nevi, quelle macchioline antiestetiche sulla pelle che necessitano di un controllo periodico perché c’è il rischio che possano diventare tumori della pelle particolarmente aggressivi, come il melanoma.

Il melanoma cutaneo è un tumore che deriva dalla trasformazione tumorale dei melanociti, alcune delle cellule che formano la pelle, e colpisce soprattutto attorno ai 45-50 anni, anche se l’età media alla diagnosi si è abbassata negli ultimi decenni.

In Italia i dati AIRTUM (Associazione italiana registri tumori) parlano di circa 13 casi ogni 100.000 persone, con una stima che si aggira attorno a 3.150 nuovi casi ogni anno tra gli uomini e 2.850 tra le donne. Inoltre, l’incidenza è in continua crescita ed è addirittura raddoppiata negli ultimi 10 anni. È opportuno ricordare che il melanoma cutaneo rappresenta solo una piccola percentuale (circa il 5%) di tutti i tumori che colpiscono la pelle.

Dal punto di vista clinico, si distinguono 4 tipologie di melanoma cutaneo: melanoma a diffusione superficiale (il più comune, rappresenta circa 70% di tutti i melanomi cutanei), lentigo maligna melanoma, melanoma lentigginoso acrale e melanoma nodulare (il più aggressivo, rappresenta circa il 10-15% dei melanomi cutanei).

A differenza dei primi tre tipi, che hanno inizialmente una crescita superficiale, il melanoma nodulare è più aggressivo e invade il tessuto in profondità sin dalle sue prime fasi.

I melanomi cutanei originano su una cute integra o da nevi preesistenti, che sono presenti fin dalla nascita o dalla prima infanzia (congeniti) o compaiono durante il corso della vita (acquisiti). (Fonte AIRC)

È quindi molto importante, nel corso della vita, sottoporsi a dei controlli periodici dei nei per ridurre il rischio di sviluppare tumori della pelle.

Perché il neo può trasformarsi in melanoma? A cosa bisogna prestare attenzione? Quali sono gli esami di screening e ogni quanto tempo devono essere eseguiti? Chi sono i soggetti più a rischio?

L’abbiamo chiesto al dott. Stefano Veglio Specialista in Dermatologia presso Aosta e Dubai.

Dr. Stefano Veglio

Dott. Veglio, cosa sono i nei? Può spiegare da cosa è formata la pelle e qual è il ruolo dei melanociti?

“I nei sono costituiti da un’aggregazione di particolari melanociti, cellule che producono la melanina. Sono posizionati tra i due strati più superficiali della pelle, epidermide e derma, fondamentali rispettivamente per proteggere e dare struttura a questo nostro prezioso rivestimento. Queste cellule servono per produrre il pigmento che ci protegge dagli effetti nocivi dei raggi ultravioletti. Il motivo perché nei nevi si aggregano a formare le macchie che conosciamo è del tutto sconosciuto”.

Ci sono vari tipi di nei e nel tempo la medicina li ha tipicizzati e classificati perché da loro può nascere una forma di tumore aggressivo: il melanoma cutaneo. Quali sono le cause?

“Come per la maggior parte dei tumori le cause rimangono sconosciute, ma possiamo dare comunque un ruolo importante alla predisposizione genetica ed al numero di scottature subite in età giovanile”.

Quali sono le caratteristiche del neo da non trascurare? C’è un tipo di neo che è più predisposto a diventare tumore?

“Conta molto il cambiamento di un neo o la comparsa di un neo nuovo dopo i 25 anni. Non è facile definire con esattezza che tipo di aspetto può avere un neo maligno ma sicuramente una modifica di una lesione preesistente o un neo di recente comparsa deve creare un sospetto. Sicuramente più a rischio risultano i nei piatti e quelli già presenti alla nascita”.

Le immagini rappresentano dei melanomi, le può spiegare?

“Le immagini rappresentano effettivamente esempi classici di melanoma: nei piatti, lievemente irregolari nei bordi e con un colore non omogeneo. Ho scelto queste foto perché a volte nei di questo tipo vengono effettivamente sottovalutati dai pazienti, più attirati invece da nei sporgenti palpabili al tatto. Riuscire a diagnosticare un melanoma in questa fase consente in molti casi di salvare la vita al paziente: il melanoma piatto è in genere più sottile, mentre quando questo tumore comincia ad ispessirsi molto spesso si espande anche in profondità, con rischio altissimo di metastasi agli organi interni”.

Non è la sede, ma il tipo di neo che fa la differenza. È così?

“È corretto, ma non bisogna dimenticare che i nei sulle mani e sui piedi sono più a rischio di sviluppare tumori maggiormente aggressivi. Molte volte si è preoccupati per nei alle pieghe o in zone di sfregamento, ma questi aspetti sono in generale poco importanti. Non è infatti il traumatismo che fa trasformare un neo da benigno in maligno: è necessario osservare le modifiche di un neo in colore, forma e dimensioni”.

La bruttezza estetica di un neo può essere oppure no un fattore d’allarme?

“Assolutamente no. La maggior parte delle persone si preoccupano di nei in rilievo esteticamente brutti ma di fatto meno pericolosi. Ovviamente un melanoma ignorato e trascurato dà luogo ad una lesione sicuramente brutta da vedere”.

Parliamo di prevenzione. Il neo di per sé è innocuo, ma può diventare un tumore. La presenza di nei non è un allarme, ma occorre comunque prestare attenzione. In che modo è possibile fare prevenzione?

“È consigliabile sottoporsi ad una visita dermatologica una volta all’anno, con controlli all’occorrenza più frequenti in caso di lesioni nuove o in crescita. Per persone con molti nei può essere indicata la cosiddetta “mappatura”, che corrisponde poi ad una fotografia di tutte le aree del corpo utile per capire se qualche lesione si modifica o compare “ex-novo”. È una procedura del tutto indolore, molto utile in casi selezionati. Potrebbe anche essere semplice effettuare foto con l’aiuto di un famigliare: stampare e archiviate possono servire per semplici controlli autogestiti che risultano utili per capire se qualcosa si fosse modificato rispetto al passato”.

È importante rivolgersi sempre al dermatologo, ma è altrettanto importante l’autocontrollo. Esiste l’acronimo ABCDE, in cosa consiste?

Si riferisce alle caratteristiche di un neo sospetto:

A: Asimmetria della lesione

B: Bordi spesso frastagliati o irregolari

C: Colore irregolare o nero pece

D: Dimensioni più grandi rispetto agli altri nei

E: Evoluzione, ovvero le modifiche nel tempo della lesione.

Bisogna ricordare che difficilmente sono presenti nel melanoma contemporaneamente tutte queste caratteristiche: basta notarne anche solo una ed è necessario eseguire un controllo dermatologico. Il parere conclusivo sulla benignità della lesione spetta ovviamente allo specialista anche utilizzando un prezioso sistema di indagine, la dermatoscopia, una lente che consente di vedere il neo nei suoi aspetti più profondi e che fornisce strumenti diagnostici ormai considerati indispensabili per la diagnosi di melanoma”.

Tutti dobbiamo sottoporci regolarmente al controllo dei nei, a che età è consigliato il primo consulto? E chi sono i soggetti più a rischio? C’è una predisposizione genetica?

“In genere si consigliano i primi controlli dopo l’adolescenza. Sicuramente più a rischio sono le persone con la pelle chiara, soprattutto se hanno subito scottature in età giovanile, e quelle con familiari colpiti da melanoma. La genetica costituisce un aspetto da non sottovalutare: sono ormai possibili sistemi nuovi per indagare la predisposizione genetica personale verso molti tipi di tumore, compreso il melanoma, che probabilmente diventeranno nei prossimi anni strumento fondamentale di prevenzione”.

Un altro fattore di prevenzione importante è una moderata esposizione al sole…

“La luce solare come sappiamo dona benessere e aiuta a calcificare le ossa: si tratta soprattutto di evitare scottature ed esposizioni sconsiderate, soprattutto nei primi 20 anni di vita. La nazione che a livello mondiale presenta la più alta incidenza di melanoma è l’Australia, popolata da molti individui di razza celtica che sono stati esposti a pesanti irradiazioni solari in un clima tropicale sicuramente inadatto alla propria carnagione. Per il resto bisogna ricordare che il sole interviene più pesantemente nello sviluppo di altri tipi di tumori cutanei, come i carcinomi cutanei”.

Secondo un vecchio luogo comune “il neo non si tocca”, invece oggi spesso si consiglia di rimuovere un neo considerato a rischio. È la tecnica chirurgica quella più indicata?

“Sicuramente sì. Asportare chirurgicamente un neo con bisturi e punti di sutura non espone assolutamente a rischi di proliferazione tumorale. I laser invece, per quanto ora siano sofisticati, non garantiscono assolutamente un’asportazione completa del neo ed espongono il paziente a recidive della lesione tanto inestetiche quanto fonte di preoccupazione relativa alla natura della ricrescita”.

Prevenzione e monitoraggio, queste sono le principali azioni per evitare dei rischi per la salute. Ognuno di noi ha almeno un neo sul proprio corpo e quelli visibili soprattutto sul viso, per qualcuno possono rappresentare un disagio. Non per il celebre conduttore e giornalista di Rai Uno Bruno Vespa che sembra ne abbia in totale 25, come dichiarato scherzosamente in un’intervista, aggiungendo che ogni anno si sottopone alla mappatura della sua faccia e fotografa i nei, quelle macchioline antiestetiche… ma non per tutti!

Articolo di Nicoletta Mele pubblicato su Health online. 

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